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Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2021
XXIII Edizione

Ultimo aggiornamento: 08 Luglio 2022
Clicca qui per il bando completo del concorso
Andamento del concorso:

La data di scadenza del 15-10-2021 è stata prorogata al 30-10-2021

  • Premio Letterario Internazionale Città di Monza 2021
  • Scaduto: il 30 Ottobre 2021
  • Antologia In spedizione da luglio 2022 agli autori che ci hanno confermato la propria presenza presso il proprio domicilio, le altre spedizioni verranno effettuate a partire da fine agosto – Inviate le bozze dell’antologia in data 20-05-2022 – Inviata in data 20-12-2021 comunicazione a mezzo email di ammissione all’antologia del Premi agli autori delle opere meritevoli – la Giuria prosegue la valutazione delle opere pervenute iniziata in data 22-11-2021.
  • È prevista la pubblicazione dell’antologia del Premio Città di Monza 2021 nella quale verranno inserite le opere migliori scelte dalla Giuria.
  • La premiazione della XXIII Edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2021 si è svolta a Monza sabato 19 febbraio 2022 presso la Sala Maddalena. On line le foto della premiazione

  • Risultati

    COMUNICATO STAMPA


    Risultati della XXIII edizione del Premio Internazionale di Poesia 
«Città di Monza 2021»


    La Giuria del Premio Internazionale di Poesia «Città di Monza 2021» composta dal Presidente Antonello Sanvito (Giornalista), dalla Signora Maria Organtini (Poetessa e Presidente del Cenacolo P.A.M.B.) con delega di Mario Biscaldi (Poeta e Pittore) e Mariella Convertini (Pittrice e Scultrice), dalla Giurata: Maria Grazia Crespi (Musicologa), dalla segretaria Milena Scaccabarozzi (Segretaria, senza diritto di voto) dopo attenta valutazione e discussione ha deliberato la classifica conclusiva del Concorso.


    LA POESIA CHE PROMUOVE LA CITTÀ.

    «Non dimentichiamo la Poesia e chi ha il coraggio di cimentarsi con questa arte – spiega l’Assessore alla Cultura Massimiliano Longo. Un’iniziativa che promuove la conoscenza, il territorio, l’amore e le emozioni. E proprio quest’anno, in cui l’Autodromo di Monza compie i suoi primi 100 anni, è previsto anche il Premio Speciale per la migliore opera dedicata al circuito monzese».
    «Il concorso vuole diventare un’occasione per far riflettere sul nostro ruolo nella comunità e diffondere una cultura di consapevolezza rispetto alla responsabilità che ognuno ha.
    Non a caso, prosegue l’Assessore, l’iniziativa era aperta anche agli studenti delle scuole, mai come oggi gli educatori e gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale e carismatico nella vita dei nostri ragazzi. La situazione pandemica ha evidenziato effetti negativi, complicando il processo di apprendimento basato non solo sui contenuti, ma anche sulle relazioni, sulla socialità e sul vivere insieme. E il nostro ruolo è proprio quello di continuare a stimolare i giovani, proiettandoli in un futuro fatto anche di cultura, che funga da stimolo per la costruzione di un domani più solido».




    
A questa edizione del concorso hanno partecipato n° 148 poeti per un totale di testi 176 di cui 16 Giovani e 5 per Autodromo. Testi provenienti da tutta Italia, Svizzera e da Israele (originaria di Monza).




    Sezione Adulti

    Opera 1^ classificata: «Il tramonto in attesa della sera» di Sara Rodolao, Albenga (SV) – con la seguente motivazione: «Quanta tenerezza e quanto amore filiale è racchiuso nei versi di questa poesia dettata dal cuore di una figlia che assiste impotente al declino psicologico della madre: Nei suoi versi si ritrova tutto ciò che restituisce a tratti la fisionomia della madre nei brevi squarci di luce che affiorano dall’inconscio e rendono sempre più vicino il …Tramonto… in attesa della sera».


    Opera 2^ classificata: «La vita è una sfida affrontala» di Margherita Flore, Firenze (FI) – con la seguente motivazione: «Poesia del reale vissuto con amore e coraggio, dove l’impegno ha superato l’inverosimile per regalare alla vita la propria esistenza. La poetessa ha saputo cogliere una cronaca di vita che le ha permesso di vincere l’avversità della nascita con l’impegno d’amore per la vita medesima».


    Opera 3^ classificata: «Dare alla luce» di Chiara Sbrissa, Castelfranco Veneto (TV) – con la seguente motivazione: «Riuscire a rendere poeticamente visiva la nascita del proprio figlio è sempre un momento memorabile. La poetessa nei suoi versi ha reso limpida la sequenza dell’evento e offre al lettore un messaggio d’amore Universale del legame che unisce la madre al figlio».



    Opera 4^ classificata: «Fugace incanto» di Emilia Fragomeni, Genova (GE)


    Opera 5^ classificata: «Un giorno di primavera» di Lucio Postacchini, Monsampolo del Tronto (AP)

    Opera 6a classificata: «Siamo anime di carta nell’abisso» di Vittorio Di Ruocco, Pontecagnano (SA)


    Opera 7^ classificata: «Storia di una preghiera» di Davide Rossi, Vercelli (VC)


    Opera 8^ classificata: «Mimosa» di Domenica Sammaritano, Piacenza (PC)


    Opera 9^ classificata: «Come fuoco» di Francesco Palermo, Torchiarolo (BR)


    Opera 10^ classificata: «Discontinuità» di Silvia Brumana, Cantù (CO)




    Sezione Giovani


    Opera 1^ classificata: «Mattina» di Sara Montiglio, Casale Monferrato (AL) – con la seguente motivazione: «Poesia delle emozioni vissute in un risveglio che colma di passione la sua autrice che vorrebbe continuare a viverle».


    Opera 2^ classificata: «Andare avanti» di Michelle Isabela Cotlogut, Prato (PO) – con la seguente motivazione: «Poesia della memoria di un vissuto che vibra oltre la vita quando questa ci abbandona!».




    Opera 3^ classificata: «Prendo tutto e le sorrido» di Martina Ciambella, Montemurlo (PO).


    Opera vincitrice del Premio Speciale alla memoria di Augusto Robiati: «Margherita» di Alessandro Porri, Roma (RM) – con la seguente motivazione: «Questa Poesia rende verità a tutte le donne vittime di soprusi e afferma con coraggio un invito a non tacere. Anche lo scrittore Augusto Robiati, a cui è dedicato questo Premio, nei suoi numerosi scritti ha sempre saputo difendere le donne e cantarne il valore, come nel suo libro Ricordi Immagini Pensieri edito nel 1996».



    Opera vincitrice del Premio Speciale Poesia Autodromo Nazionale di Monza: «E la corsa va» di Patrizia Cozzolino, Casalnuovo (NA) – con la seguente motivazione: «L’autrice ha saputo decantare emozioni, visioni e colori che opportunamente nominati vivono ad ogni incontro in Autodromo permettendo agli ospiti di sentirsi in simbiosi con i suoi Campioni!».

    In occasione degli eventi culturali inerenti il centesimo anniversario del Gran Premio Nazionale di Monza e alla presentazione della raccolta antologica del Premio Internazionale Città di Monza 2021, che si svolgerà in data da stabilire nel mese di settembre 2022, verrà consegnata una brochure contenente le due poesie vincitrici del premio Autodromo Nazionale di Monza dell’edizione 2020 e 2021 e 1 copia dell’antologia.




    La Giuria ha trovato, nei testi pervenuti, una notevole aderenza alla realtà del quotidiano. È stato apprezzato l’impegno dimostrato nei valori civili e morali espressi dagli autori influenzati dall’attuale periodo pandemico.


    La premiazione della XXIII Edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2021 si è svolta a Monza sabato 19 febbraio 2022 presso la Sala Maddalena. On line le foto della premiazione


    Opere vincitrici



    Sara Rodolao


    Opera 1^ Classificata


    Il tramonto in attesa della sera


    Alzheimer – A mia madre


    Talvolta, nell’oscuro profondo della tua ragione,
    dove il tempo e lo spazio sono verbi senza senso,
    si apre uno squarcio e riemergi d’improvviso:
    il fragore d’un tuono,
    ti riporta la tua vita per attimi infiniti.
    Girandola di ricordi come fuochi artificiali
    s’innalzano nel cielo dell’incoscienza
    e ti ridanno quadri del passato,
    dipinti astratti dei giorni in cui c’eri.
    Oh Mamma quanta tenerezza attraverso gli occhi ti raggiunge! Rivivi l’ebbrezza
    di ricordare il tuo nome e lo gridi finché hai voce!
    Riconosci volti e voci di chi hai amato
    e lacrime d’amore ti cadono sul seno.
    Rendi grazie a Dio sull’Altare dei Templi.
    Poi, lo squarcio d’improvviso richiude,
    di tanto colore resta altrettanto buio
    e lascia dentro te steccati senza varchi,
    fino al nuovo arcobaleno ad unire schiarite e temporali.
    Ridiscendi nell’inferno del silenzio,
    resti sospesa al filo delle esistenze consumate,
    senza sapere chi sei e neanche chi eri.
    Il tuo Tramonto Mamma… in attesa della sera.




    Margherita Flore


    Opera 2^ Classificata


    La vita è una sfida affrontala



    S’allunga il pensiero al Celeste Infinito
    dove le mie braccia
    sono rimaste tocco di cielo
    e io senza.
    Mai scese a sostanza saranno voce
    dentro l’anima mia fino al domani.
    Ali di pensiero al posto delle mani
    che insegnato hanno ai piedi a volare alto,
    a stringere abbracci, a cogliere dal sole la vita
    e aggambare il mondo avvinghiato a un filo
    per non tradire chi mi voleva felice.
    Nella culla
    il mio alluce s’impigliava alla tua chioma,
    segnava i lineamenti del tuo volto,
    energia fluida fino alla punta delle dita
    non so … se le braccia mi sarebbero servite.
    Ora giovane, senza braccia amo,
    tocco il sole, sento il canto più alto,
    natura folle, con i sensi nei piedi vedo oltre
    annullando ogni detto (sembra fatto …)
    Con i piedi, accarezzo, assaporo,
    rubo il polline ai fiori per colorare inverni,
    l’Arte s’affolla in angoli distrutti
    e nella mancanza
    un assolo
    come nessuno potrebbe
    in archi di cielo e rari assoluti.
    Capovolti equilibri con le mani nei piedi
    sono un passo unico,
    danzo una tastiera di opposti, bianco e nero
    che m’avvitano a me stessa
    e perforo l’impossibile.
    Macigno rosa danzo la mia romanza:
    fuga da pregiudizi e da ombre in una stanza
    dove ho sepolto la collera e ogni Creazione seduce oltre le apparenze.




    Chiara Sbrissa


    Opera 3^ Classificata


    Dare alla luce


    Volevo immortalare il tuo ingresso nel mondo
    ancora avvolto nel tuo spazio primordiale,
    le membrane che ti avevano custodito per nove mesi
    come il più prezioso dei doni.
    Un luogo di puro amore all’interno del mio corpo
    dove la tua vita era cresciuta ovattata al riparo da tutto.
    Non volevi separarti dal piccolo universo
    che era la tua sicurezza, il tuo rifugio, il tuo nutrimento.
    Un legame che non volevi perdere
    ma il distacco era il nuovo inno alla vita.
    Ed eterno è stato l’attimo
    in cui a pieni polmoni hai proferito al mondo
    «Io ci sono».
    Unico
    fra 7 miliardi 864 milioni 264 mila.
    Unica la linea dolce delle tue palpebre,
    la piega rosata dei tuoi polsi,
    la sagoma perfetta dei tuoi piedini.
    I tuoi occhi hanno visto per la prima volta i miei,
    brividi di stelle pullulare di gioia,
    le mie lacrime condensate di incanto sgorgare sul mio viso.
    In un momento per sempre
    si era sigillata la linea che univa i nostri cuori.
    Ti dissi di non avere paura:
    quello spazio di puro amore si era fatto più grande,
    lo sentivo gonfiarsi inarrestabile,
    estendersi senza confini,
    oltre i limiti della scienza e dello scibile umano.
    Tu lo sentisti quell’amore infinito,
    i tuoi occhi mi fissarono
    e mi chiamarono con il nome più bello
    «Mamma».




    Emilia Fragomeni


    Opera 4^Classificata


    Fugace incanto


    Irradiata da un sole senza tramonti,
    senza limiti di spazi e di tempi,
    l’isola verde apparve, tra l’incenso
    di una pineta nelle mani della sera
    e campanule lilla sulla ringhiera,
    mentre l’ultima onda si scioglieva
    nelle nuvole e il vento s’avviluppava
    alle lancette di un prato senza tempo.
    Noi intravvedemmo l’isola un mattino,
    azzurra, emersa da innocenti acque,
    che si offriva alla vista e al desiderio,
    certa promessa di felicità.
    Finestre aperte come ali spalancavano
    in volo, senza confini, un dolce effluvio
    di parole e suoni. Marinai brindavano
    con l’acqua di sole, anime antiche
    danzavano, lievi, le musiche degli avi.
    Cantilene di suoni scivolavano dolci,
    giochi di libertà sulle pagine della fantasia.
    Ad essa volgemmo i nostri sforzi,
    navigando con braccia tese ai remi.
    Ma l’isola fuggiva all’orizzonte e
    vano era l’affanno di raggiungerla,
    nell’urgere dell’ora, dentro il candido
    solco della prua.
    Questa terra di basse scogliere sembrava
    una preghiera genuflessa al mattino.
    Ci rapì l’animo. Ma restò un miraggio.
    Lontano è oggi l’isola, persa in mari
    splendenti. Ma noi vaghiamo ancora.
    E se gli occhi ne accarezzano le coste,
    parole antiche ci ritornano alla mente,
    ad addolcire il ritmo dei giorni.
    Ma, sotto questo cielo trasparente,
    solo le assenze dicono del tempo.
    I fiori hanno rubato la voce ai pianti.




    Lucio Postacchini


    Opera 5^ Classificata


    Un giorno di primavera


    Poesia che nasce
    Nel vento leggero,
    In un giorno di sole
    Di un marzo che muore,
    Ma che inonda il campo
    Di gentil primavera.
    Si sente l’odore del tempo
    Di passate stagioni,
    D’anime assolte
    E vibranti in farfalle
    Che si posano lievi,
    Come il passo di chi sente
    L’incanto.




    Vittorio Di Ruocco


    Opera 6^ Classificata


    Siamo anime di carta nell’abisso


    Dedicata ai trentatremilasettecentosettantuno ebrei massacrati nel 1941,
    in soli due giorni, dai nazisti nel fossato di Babij Jar (Kiev – Ucraina)


    Siamo anime di carta nell’abisso,
    nell’assoluto vuoto di parole
    solo preghiere urlate senza voce.
    Si spera che il Signore ci raccolga
    da questa bolgia al centro dell’inferno
    tra i demoni dagli occhi di metallo
    e il fango mescolato al sangue vivo
    che sgorga dalle nuche spalancate
    dei miei fratelli sparsi tra le ossa.


    L’alba non ha portato che tormento
    e raggelanti urla di vendetta
    piovuta all’improvviso su di noi
    popolo stanco sparso per il mondo.
    Croci uncinate ai bordi del cammino
    che porta alla spianata del martirio,
    è qui che trionfa il simbolo del male:
    non c’è misericordia a Babij Jar.
    Le raffiche di mitra sono falci,
    mietono vite come verdi spighe
    da consegnare al pozzo dell’oblio.

    La luce è una terribile speranza
    da catturare come il desiderio
    di dare fuoco al fuoco della vita,
    come acqua che zampilla nel deserto
    per non versare lacrime nel vento.
    Si canta per scacciare la paura
    di non lasciare tracce di memoria,
    si canta per eludere il tormento
    di arrendersi restando ancora vivi
    al maledetto abbraccio della morte.




    Davide Rossi


    Opera 7^ Classificata


    Storia di una preghiera


    Io sono il cielo azzurro come le tue pupille
    Il sole che arde la plastica
    Il vento che porta l’odore di cherosene sulla spiaggia
    Sono il corpo che galleggia


    Io sono il mare piatto
    Le coperte termiche squarciate,
    le navi affondate
    Sono il sale che secca sugli scogli


    Io sono i denti del licaone insanguinati
    Il sangue rappreso sulla roccia
    La morte violenta che colpisce
    Sono l’ultima immagine del mondo


    Io sono le dune che coprono le carcasse
    I cammelli che le calpestano
    Gli insetti che si nutrono
    Sono i fiori che nascono


    Io sono la rabbia che divora l’anima
    La vendetta che la consola
    La violenza in cui dimora
    Sono lo stato che la reprime


    Io sono l’amore dei ragazzi
    Il bacio per strada, contro le porte della notte *
    La luce che acceca il primo amore
    Sono il buio che copre e scopre gli amanti


    Io sono l’Africa
    Scura, lontana e arrabbiata
    Che scappa, violenta e rassegnata
    Verso occidente, verso il tramonto.




    Domenica Sammaritano


    Opera 8^ Classificata

    Ottobre 2021


    Mimosa


    È l’autunno il calore che ci avvolge
    Appena chiusa la porta oltre la brughiera
    Foglie di pioppi, querceti senza tempo
    Colli di dolce ghiaia e il tuo respiro


    La tazza che fumante mi allunghi del tuo tè
    Ha il profumo dei sogni ritrovati fra le nebbie
    Appena smossi di ricordi gli occhi traducono
    Il cammino del tempo ritrovato.


    È l’autunno che come sempre arriva
    E ha i colori del suo giorno più bello
    Quando s’accende al mondo ogni corallo
    E sfuma nella sera ogni amarezza




    Francesco Palermo


    Opera 9^ Classificata


    Come fuoco


    Come fuoco fu il nostro andare,
    arse di peccato le labbra che mordemmo
    alla fiamma allegra dei sarmenti
    che consumava passioni impetuose
    ai ritmi incalzanti
    delle nostre età vigorose.
    Tutto bruciammo senza nulla salvare
    ché come ristoro di rugiada
    anche un fuoco talvolta disseta.


    Fuggirò sempre il silenzio e suoi roghi
    ché il non vivere m’atterrisce
    e quand’anche acre diventasse,
    come di fuoco che muore,
    l’odore dei sogni delusi e dei tempi perduti
    resterà un lento e tenero fumigare
    e un libro quasi arso
    ma ancora da sfogliare.




    Silvia Brumana


    Opera 10^ Classificata


    Discontinuità


    Ho seguito il fiume dentro di me,
    La sua sorgente appare ora lontana;
    A volte l’ho affiancato timorosa dalla riva,
    Altre mi sono adagiata nella sua corrente.
    Ricordo i terreni rocciosi su cui sono caduta,
    La ricerca di un appiglio da tenere per mano;
    Rivedo cieli tersi su valli screziate da pini,
    L’illusione di sapere dove il suo corso mi portasse.


    Non mi sono opposta al fiume,
    Ha aperto in me vie che non avrei saputo disegnare.
    Non ho tentato di fermarlo:
    Come trattieni un fiume che desidera il mare?
    Eppure, il cuore ha esitato al varco di terre straniere,
    Quando sinuoso si è srotolato sotto quei confini
    Ed è riemerso lontano dagli ambienti che conoscevo;
    Un turbamento ha albergato in me per giorni.


    Quelle discontinuità hanno generato in me il dubbio
    Che il mio sé non fosse più reale,
    Che i luoghi estranei in cui mi muovevo fossero miraggi,
    Che il fiume avesse finito per soccombere ai detriti passati.
    Talvolta un angolo remoto mi ha fatto credere
    Che il mio vivere quei momenti
    fosse necessario, ma non sufficiente
    Per affermare che tali istanti fossero reali.


    Nell’estraneità sono diventata di me alterità.
    Allora il fiume ha voluto tornare un poco indietro,
    Far scorrere la mano su rive già percorse,
    Sanare i tratti interrotti.
    L’eco di quelle discontinuità si era fatto potente
    E i loro contorni aspri raschiavano il petto come fondali sassosi.
    Seguo il fiume dentro di me, ché vede lontano
    E il cui scrosciare talvolta in terre passate mi ancora alla realtà.




    Sara Montiglio


    Opera 1^ Classificata giovani


    Mattina


    «Sei felice con così poco»
    Stamattina sono sveglia da un’eternità.
    Con immensa facilità
    i vostri lineamenti potrebbero
    essere sovrapposti.
    Nella mia testa,
    un turbinio di emozioni
    e dolcezza
    e ciò che rende un risveglio
    senza sonno
    degno d’essere vissuto.
    Grazie,
    di avvolgere me
    e le mie luci schive.
    Poche gocce,
    ancora una
    che mi finisce il tempo.
    Ed è mattina,
    ed è distrazione
    ed è voragine di perdizione
    di ciò che davvero conta.
    Ma le emozioni, per quanto dicano,
    restano.
    Ancora una goccia, per favore:
    voglio sentire tutto.




    Michelle Isabela Cotlogut


    Opera 2^ Classificata Giovani


    Andare avanti


    Si distese di fianco a lei.
    Stava guardando una notte fredda; gelida
    tanto quanto la sua mano, che appena afferrata,
    gli fece venire i brividi.
    L’odore dolce di miele dei suoi capelli,
    portato da una brezza leggera,
    gli accarezzò il viso.
    I ricordi riaffiorarono.
    C’era silenzio, tanto silenzio.
    L’unica cosa che sentiva erano le sue risate rimbombargli in testa.
    Una lacrima gli inumidì nuovamente il viso.
    Si avvicinò a lei, quasi per darle un ultimo bacio;
    la baciò.
    Le sue labbra erano marmate.
    La lacrima che lentamente percorse suo viso,
    cadde sulle sue labbra.
    Quella lacrima diede vita ad un vortice di emozioni
    facendolo singhiozzare ininterrottamente.
    Adesso contemplava la luna.
    Era pallida,
    emanava una leggera luce bianca.
    Così sussurrò
    «Voglio tornare indietro,
    fermare il tempo a quei bei ricordi di noi due,
    alle tue risate, alle nostre litigate.
    Ho promesso di amarti con tutto me stesso
    fino a che morte non ci separi,
    e anche se so di dover andare avanti
    io ballerò.
    Ballerò fino a che il tuo cuore ricomincerà a battere,
    perché adesso parlo alla luna
    cercando di condurre la mia voce a te,
    sperando che anche tu, dall’altra parte
    mi stia sussurrando».



    Martina Ciambella


    Opera 3^ Classificata Giovani


    Prendo tutto e le sorrido


    Lode alla vita,
    per la bellezza di cui mi ha circondato,
    per il sole, la luna e le stelle
    che mi ha permesso di veder splendere.


    Lode alla vita,
    per tutti i fiori di cui ho potuto
    vedere i colori e sentire gli odori,
    per le foglie e i frutti degli alberi
    che ho visto nascere, crescere e cambiare colore.


    Lode alla vita,
    per tutte le creature che ho
    osservato, accarezzato e studiato
    perché di una bellezza e audacia straordinaria.


    Lode alla vita,
    per ogni suono, parole o rumore che
    ho potuto ascoltare,
    a cui ho dato emozioni o colori,
    a cui ho risposto con altrettanti soavi suoni.


    Lode alla vita,
    per le persone che quando mi sono
    passate accanto sono diventate parte di me,
    per gli istanti in cui ho potuto
    essere per loro un’amica
    una sorella, una confidente o una figlia.


    Lode alla vita,
    per l’audacia di cui mi ha fatto dono
    e perché mi ha fatta sognatrice.


    Lode alla vita,
    per ogni suo dono di gioia o di dolore:
    prendo tutto e le sorrido.




    Alessandro Porri


    Premio Speciale alla memoria di Augusto Robiati


    Margherita

    A tutte le donne vittime di amori malati

    Margherita è solo una delle tante
    Margherita ha sofferto
    Margherita ha urlato e chiesto aiuto
    Margherita si è sentita sbagliata
    Margherita ha continuato a sperare
    Margherita ha creduto alle promesse di tutti
    Margherita ha provato a fuggire
    Margherita è stata raggiunta
    Margherita un giorno ha sfogliato i suoi petali
    ed alla fine è risultato «non m’ama!»
    Margherita ora non c’è più.




    Patrizia Cozzolino


    Opera vincitrice del Premio Autodromo Nazionale di Monza


    E la corsa va


    Si corre.
    Si insegue un sogno.
    Rovente è l’asfalto
    che sfrigola sotto ruote impertinenti
    a tratti irriverenti,
    lanciano in avanti e indietro
    boomerang di suoni roboanti
    che arpionano sospesi silenzi
    e spettatori increduli
    con emozioni tutte da scrivere,
    fogli bianchi svolazzano
    sul tracciato delle vene e della pista
    quasi un elettrocardiogramma
    ad inchiostrare pause, battiti,
    extrasistoli di rombi di motori
    qualche volta infarti e cardiopalmi,
    in corse spezzate a bordo pista
    o nella curva di Lesmo,
    pazzia di una passione che rimbomba
    e corre fino a Lesbo
    son farfalle che vogliono
    volare in ogni dove
    e cantare dell’amore
    per traguardi sempre nuovi
    e dalla porta del cielo dischiudere
    un nuovo input,
    un nuovo start.
    Si ricomincia.
    E la corsa va.



    L'Albo d'Oro:
    Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2021 XXIII Edizione
    Premio Internazionale di Poesia Città di Monza 2020 XXII Edizione
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